Diritto di Famiglia 04/05/2026

Quando l’ex resta in casa “comune”: così puoi trasformare un’ingiustizia in un diritto

Elena Cassella

Avvocato dello Studio

Quando l’ex resta in casa “comune”: così puoi trasformare un’ingiustizia in un diritto

Vivi in affitto mentre il tuo ex abita “gratis” nella casa di entrambi? Non è solo una questione di cuore.

Separarsi non significa solo dividere vite, abitudini e affetti. Spesso significa anche lasciare la casa dove si è costruita una famiglia, mentre l’altro coniuge continua a viverci come se nulla fosse cambiato. Può accadere, infatti, che la casa venga assegnata a uno dei due, specialmente in presenza di figli minori.

Il caso della casa non assegnata in comproprietà

Ma cosa accade qualora la casa familiare in comproprietà non sia assegnata a nessuno dei coniugi? In questi casi si applicano le norme sull’uso della cosa comune (art. 1102 c.c.). Secondo la norma, ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché:

  • Non ne alteri la destinazione;
  • Non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

Tuttavia, l’occupazione della casa da parte di uno dei coniugi non fa sorgere automaticamente il diritto dell’altro all’indennità di occupazione. Come precisato dalla Corte di Cassazione, l’uso diretto del bene comune è considerato una legittima attuazione del diritto di proprietà.

Perché l'inerzia impedisce il risarcimento?

Secondo il Tribunale di Napoli (Sentenza n. 3774/2025), “colui che utilizza in via esclusiva il bene comune non è tenuto a corrispondere alcunché al comproprietario pro indiviso che rimanga inerte”. Il semplice godimento esclusivo non produce un pregiudizio se l'altro comproprietario ha mostrato acquiescenza (ovvero ha tollerato la situazione).

L’occupante è tenuto al pagamento dell’indennità solo se:

  • Il comproprietario ha manifestato l’intenzione di utilizzare il bene in maniera diretta e non gli è stato consentito;
  • È stata inoltrata una formale richiesta di rilascio del bene;
  • È stata presentata un'istanza di uso turnario dell’immobile.

La conferma della giurisprudenza recente

Anche il Tribunale di Cosenza (Sentenza n. 1917/2025) ha ribadito che, allorchè il proprietario manifesti l’intenzione di utilizzare il bene, l’occupante che non acconsenta è tenuto al pagamento della corrispondente quota di "frutti civili" (l'indennità).

Questo principio trova conferma definitiva nella Cassazione Civile (n. 10264/2023): l’indennità di occupazione della casa in comunione legale non decorre dalla data di separazione, ma dal momento in cui il coniuge non occupante manifesta formalmente la volontà di godimento dell’immobile.

Conclusione: come attivare il proprio diritto

In conclusione, se il tuo ex coniuge abita in via esclusiva la casa familiare in comproprietà, per avere diritto all'indennità devi:

  1. Manifestare formalmente (tramite diffida o legale) la volontà di utilizzare il bene;
  2. Richiedere il rilascio o stabilire dei turni di utilizzo;
  3. Opporsi in modo inequivocabile all'utilizzo esclusivo dell'altro.

Solo dal momento di questa contestazione formale, in caso di rifiuto dell'ex, sorgerà il tuo diritto a percepire un compenso economico per il mancato utilizzo della tua quota di proprietà.

Per gestire correttamente queste dinamiche ed evitare di perdere mesi di indennità per semplice inerzia, è fondamentale rivolgersi a un professionista esperto in diritto di famiglia.

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