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Nuovi partner e figli dopo la separazione

Quando, dopo una separazione, uno dei genitori inizia una nuova relazione, per l’altro questa novità è spesso fonte di forte turbamento. Nascono paure profonde: il timore di essere “sostituito”, di perdere spazio nella vita dei figli, di vedere entrare nella loro quotidianità una figura ritenuta inadeguata o addirittura pericolosa. Da questi vissuti emotivi possono scaturire richieste drastiche ai giudici: divieti assoluti di contatto tra il figlio e il nuovo partner, oppure radicali modifiche dell’affidamento.

Sul piano giuridico, però, non esiste alcuna norma né automatismo: avere un nuovo partner non significa, di per sé, essere un cattivo genitore, né comporta automaticamente un pericolo per i figli.

Il diritto di famiglia italiano impone ai giudici una valutazione caso per caso, ponendo al centro il superiore interesse del minore, non le paure o i rancori degli adulti.

Nelle decisioni, i tribunali guardano ad alcuni elementi concreti:

-l’eventuale presenza di condotte pericolose, violente o inappropriate del nuovo partner nei confronti dei minori;

-il legame tra la nuova relazione e un reale peggioramento del benessere psicologico dei figli (ansia, regressioni, rifiuti marcati, disturbi del sonno, somatizzazioni);

-la maturità della nuova relazione ( importante) e il modo in cui viene introdotta nella vita dei bambini: tempi, gradualità, rispetto dei loro bisogni emotivi e capacità di non invadere il ruolo dei genitori biologici.

In un recente caso deciso dal Tribunale Etneo, un genitore aveva chiesto l’allontanamento immediato del figlio dall’altro genitore e il divieto assoluto di contatti con il nuovo partner, richiamando anche una precedente vicenda giudiziaria che aveva riguardato quest’ultimo. Il giudice ha, in prima battuta, ritenendo che il disagio del minore potesse essere connesso alla separazione e alla conflittualità protratta tra i genitori e non causato dalla nuova relazione, non ha suggerito misure drastiche o traumatiche, ma un percorso di supporto psicologico per il bambino, la riduzione delle situazioni più stressanti e, soprattutto, il rafforzamento del rapporto con entrambi i genitori. Il tribunale ha sottolineato che la nuova relazione del genitore:

«certamente va mantenuta, per quanto possibile, nei limiti di una frequentazione personale, senza un coinvolgimento diretto e precoce dei minori.

Il messaggio che emerge con forza è chiaro: Gli adulti hanno diritto a rifarsi una vita rispettando i tempi e la sensibilità dei figli minori. E per adulti si intendono anche i nuovi compagni:

Infatti, il nuovo partner o la nuova partner non ha certamente una responsabilità genitoriale in senso giuridico, ma può diventare una figura affettiva significativa, se inserita con rispetto e misura , collaborando all’armonia familiare .

Questo significa, dall’esperienza coniata negli anni in studio come Avvocato di diritto di famiglia,

-non voler sostituire l’altro genitore;

-non parlare male dell’altro genitore davanti ai figli;

-accettare che le decisioni fondamentali spettano alla madre e al padre;

-comprendere che la vera priorità, come compagno /a di una persona che ha figli è contribuire a creare un ambiente il più possibile sereno e stabile per i minori.

Insomma, la qualità della genitorialità non si misura nell’assenza di nuove relazioni, ma nella capacità di tenere sempre il benessere dei minori al centro, prima di tutto il resto.


 
 
 

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